Domenica 16 Dicembre 2018
   
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DONNE SCENDONO IN PIAZZA CON LE MASCHERE CONTRO LA VIOLENZA

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Il 25 Novembre scorso ricorreva la giornata contro la violenza sulle donne.

Lo sportello antiviolenza dell'associazione IN COMUNE e il collettivo Kasamatta hanno promosso e sostenuto l'iniziativa voluta dalla rete antiviolenza “Non è un paese per donne”, insieme alle tante realtà, associazioni e movimenti attivi sui propri territori e che da un anno circa lavorano in una rete di condivisione sui temi della violenza sulle donne e contro l'omofobia.

Stop violenza sulle donne è il flash mob che ha avuto luogo in piazza San Ferdinando, in pieno centro cittadino a Bari.

Maschere bianche hanno messo in scena l'annullamento delle identità femminili e il silenzio che logora. Cartelli al collo che fedelmente hanno voluto riprodurre le comuni giustificazioni che le donne adottano pur di non denunciare l'orco. Mostro che il più delle volte possiede le chiavi di casa. Violenze in vertiginoso aumento, ogni 15 secondi nel mondo, raccontano le statistiche.

Noi quelle maschere abbiamo volute lanciarle, strapparle, gettarle via sotto gli occhi dei passanti, simboleggiando la denuncia e la rivendicazione.

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Quelle maschere le regaliamo alle ‘belve’, per coprire i loro volti e la loro vergogna.

Il 25 novembre sono stati portati in piazza ancora una volta i corpi delle donne, corpi che fuori dall'ombra si sono presi la loro rivincita: “Nostra la dignità, nostra la lotta, nostra la libertà” contro quella cultura patriarcale e machista che vuole il corpo delle donne sempre più svuotato e sempre più asservito ai massimi poteri, dallo stato alla chiesa, dalla medicina alla morale imperante.

E non solo di violenza fisica si è discusso in quella piazza, opposti alla crisi che costringe ancor di più le donne tra le mura domestiche, le stesse che spesso si trasformano in tombe e contro quelle politiche sociali che tagliano i fondi ai centri antiviolenza e alle case rifugio, quasi come se non ci fosse più nemmeno il diritto alla fuga e alla liberazione.

Denuncia e autodeterminazione le parole d'ordine di un percorso continuo che ha visto nel 25 novembre non una ricorrenza ma una rivendicazione.

Quel 25 novembre – ricordiamo – nato durante le rivolte di Seattle, in cui una ragazza incinta perse il suo bambino per i calci presi da un poliziotto antisommossa.

Ed è cittadinanza attiva quella che ha fatto di questa giornata un'occasione per denunciare, discutere, confrontarsi, mobilitarsi, sensibilizzare.

Donne, uomini, gay, lesbiche, uniti contro violenza e omofobia, due volti di una stessa medaglia.

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Casamassima c'è stata, dopo alcuni incontri e dibattiti avuti sul tema della violenza sulle donne e sull'omofobia, incontri partecipati da altre realtà associative e politiche.

A dispetto di un’amministrazione che ha bocciato un ordine del giorno, forse declassando l’omofobia a violenza di serie b. Una spina nel fianco che Casamassima ha portato con sé nella giornata del 25 Novembre.

Si tornerà presto in piazza per denunciare il degrado e l'omofobia di questa maggioranza un po’ indifferente di fronte a certe richieste..

Si tornerà a bussare alle porte del palazzo.

Nessun dorma!

 

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