Mercoledì 19 Dicembre 2018
   
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CAMERA, GIANFRANCO FINI DICE NO ALL’OSCURAMENTO

biglietto di berlusconi

Dal governo Berlusconi al governo Monti passando per i ‘pizzini’ e le foto rubate con lo zoom. Alla Camera, nelle ore concitate del delicato passaggio da un premier all’altro, tutta l’Italia ha ‘visto’ gli appunti dell’ex premier (“otto traditori”) e la lettera inviata da Enrico Letta (vice segretario del Pd) nella quale ‘agganciava’ Mario Monti nel giorno del voto di fiducia: “Mario, quando vuoi, dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno..”.

Queste vicende avevano scatenato in aula qualche malumore e la questione era stata sollevata da quei deputati stanchi di vedersi immortalati in pose poco ‘istituzionali’ mentre sonnecchiano o giocano con iphone e ipad: basta con i fotografi!

La polemica si è allargata e naturalmente ha visto schieramenti opposti di pensiero: alcuni rimasti a favore degli scatti in Parlamento, altri decisamente contrari.

Intanto chi preme per il bavaglio non viene allo scoperto.

pizzino di lettaEnrico Letta, la ‘vittima eccellente’ più recente dei teleobiettivi si dice contrario al bavaglio: “Credo che le limitazioni ai media nel seguire i lavori dell’Aula non abbiano alcun senso. Men che meno credo che eventuali divieti o bavagli possano essere lontanamente messi in relazione con il recente episodio che mi ha visto coinvolto. Questo non può costituire un alibi per modifiche normative o regolamentari; anzi, ha dimostrato come in privato si possano dire le stesse cose che si affermano in pubblico” (la posizione del Pd casamassimese a proposito è la medesima?).

E Antonio Di Pietro (Idv) incalza: “Meglio un Parlamento trasparente, che sia una casa di vetro per i cittadini, dove fotografi e giornalisti possono scrutare e lavorare, facendo i cani da guardia alla democrazia”.

La figura istituzionale, intanto, il presidente della Camera Gianfranco Fini, dice no: “I deputati sono personaggi pubblici e l’Aula è un luogo pubblico, equiparabile a una piazza, per cui non si può evitare che venga fotografato, ad esempio, un deputato che dorme sul banco o che si metta le dita nel naso”.

Quanto accade a Roma, a noi di Casamassimaweb, ci fa un po’ sorridere e ci fa sentire ‘meno soli’. La differenza tra il Parlamento e Casamassima sono le lancette dell’orologio. Il tempo, il cui valore è inestimabile, è qualcosa che i nostri governatori locali, evidentemente non sanno valutare. Alla Camera è bastato un ‘no’ del presidente Fini nell’arco di nemmeno 24 ore per interrompere le opinioni, a Casamassima (a distanza di mesi) ancora non abbiamo capito cosa impedisce, e chi, le riprese dei consigli comunali e le relative dirette web. I detrattori, ovviamente, si guardano bene dal fare dichiarazioni impopolari, ma il dato oggettivo è uno: palude. Stagnante e puzzolente. C’è un po’ odore di stantio in un provvedimento tanto ‘spicciolo’.

Poi i dubbi – nel tempo che si estende inesorabile e incessante – proliferano e, virulenti, invadono le sfere intuitive del cittadino medio che si chiede: “ma chi deve riscrivere questo benedetto regolamento per le riprese video del consiglio?”.

Ci verrebbe da porre qualche domanda ai nostri esimi amministratori:

Credete nella trasparenza amministrativa?

Credete nella partecipazione della cittadinanza alla vita politica di Casamassima?

Se credete nella partecipazione della cittadinanza crederete anche nel giudizio del popolo chiamato a promuovere o bocciare il vostro operato, vero?

Perché rilasciare dichiarazioni alle testate giornalistiche solo in campagna elettorale?

Secondo voi sono utili le minacce ai giornalisti?

Infine ricordiamo che le testate giornalistiche altro non fanno che “un legittimo esercizio del diritto di cronaca e la lecita manifestazione della libertà di pensiero e di opinioni garantita dall’articolo 21 della Costituzione”. E recentemente anche la magistratura si è espressa in tal senso bocciando la richiesta di risarcimento danni chiesto da Berlusconi per diffamazione avanzata a un quotidiano nazionale.

Non dovremo attendere poi molto, oggi pomeriggio la questione arriva in Consiglio comunale, in programma dalle 17.30 secondo programma pubblicato sul settimanale in edicola da sabato 26 novembre.

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