Lunedì 17 Dicembre 2018
   
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TUMORE AL SENO, DUE TESTIMONIANZE CASAMASSIMESI

tumore al seno

Ottobre è stato il mese dedicato alla lotta contro il cancro alla mammella, un tipo di tumore molto diffuso tra le donne ma che oggi è possibile debellare del tutto e in modo sempre meno invasivo grazie alla prevenzione e alla diagnosi precoce. È giunto quest’anno alla sua XVIII edizione “Nastro rosa”, la campagna promossa dalla Lilt provinciale e finalizzata a sensibilizzare la popolazione verso un tema così importante e delicato. Lo scopo principale della campagna è stato quello di informare e di far sì che un numero sempre maggiore di donne aderiscano alle iniziative finalizzate al controllo (anche gratuito) del seno, una pratica indispensabile per scoprire per tempo, e in tal modo sconfiggere, uno dei più agguerriti mali dei nostri tempi.

A tal proposito assume grande rilevanza la testimonianza di due giovani donne di Casamassima alle quali anni fa è stato diagnosticato il cancro al seno. Carmela e Anna, rispettivamente di 44 e di 52 anni, ci hanno raccontato in modo appassionato e visibilmente commosso il calvario della malattia, specificando che tutto ciò che all’inizio ha rappresentato un vero e proprio un fulmine a ciel sereno nelle loro vite tranquille è diventato, una volta debellata la malattia, motivo di rinascita.


1.Quando e come si sei accorta che c’era qualcosa che non andava al seno?

Carmela: La mia storia è iniziata 7 anni fa quando mi sono accorta da sola che c’era qualcosa che non andava al seno mentre facevo la doccia. Molte donne scoprono di avere un tumore al seno in questo modo, attraverso l’autopalpazione.

Anna: Anch’io inizialmente me ne sono accorta da sola. Indossando il reggiseno ho notato una gobbetta molto visibile sul seno.

2.Quali sono le tappe che ha dovuto compiere, tra diagnosi e cura, per sconfiggere il tumore?

Carmela: Dopo che mi è stato diagnosticato il carcinoma alla mammella, ho dovuto sottopormi in rapida successione a un intervento chirurgico, alla radioterapia e alla chemioterapia. 4 anni fa ho avuto una recidiva a causa della quale i medici hanno dovuto procedere all’asportazione totale della mammella.

Anna: I dottori mi hanno sottoposta a vari esami, tra cui 2 mammografie e un ago aspirato per venire a capo di quello che le stava accadendo. Dopodiché c’è stato l’intervento chirurgico, poi un trattamento chemioterapico lungo e la radioterapia.

3.Qual è stata la sua reazione quando le hanno comunicato di avere un cancro al seno?

Carmela: La prima volta che me lo hanno comunicato essendo meno consapevole del reale significato della parola tumore non ho immediatamente realizzato quello che mi stava succedendo. Solo in un secondo momento mi sono resa conto che non andavo a “tirare un dente”. Si trattava di qualcosa di molto peggio. Alcuni giorni ero spinta dalla forza di volontà a informarmi sulla mia malattia per saperne di più, in altri momenti, invece, ero sconfortata per cui mi rifiutavo di pensare al mio problema. Quando invece ho avuto la recidiva sapevo perfettamente ciò che mi aspettava. Francamente ero convinta di partire scoraggiata questa volta. Al contrario mi son detta che così come ce l’avevo fatta una volta, ce l’avrei fatta anche adesso.

Anna: All’inizio in ospedale non mi avevano fatto capire quanto grave fosse la situazione. Pensavo si trattasse di un tumore, ma allo stesso modo ero convinta che me lo avrebbero asportato senza alcuna conseguenza per la mia persona. Invece così non è stato. Di lì a poco, dopo l’intervento, mi hanno comunicato che avrei dovuto affrontare cicli di chemioterapia.

4.Qual è stato, da quel momento in poi, l’ostacolo più difficile che ha dovuto superare?

Carmela: Di sicuro la chemioterapia. Soprattutto quando ho avuto la recidiva ho sperato di non dover nuovamente sottopormi a dei nuovi cicli chemioterapici, invece poi ho dovuto rifarli. La cosa peggiore della chemio è la sensazione di debolezza che si avverte. C’è chi va incontro soprattutto a nausea, chi invece ad un venir meno delle forze. Il sostegno della famiglia è importantissimo per superare tutte le difficoltà cui si va incontro in quei momenti. A me son stati vicini tutti, da mio marito ai miei figli, dai parenti agli amici. Inoltre non si deve passare troppo tempo in casa. Nonostante tutto quello che ti sta succedendo bisogna uscire, parlare con la gente. Ricordo che in quei periodi particolari a me piaceva molto leggere, riordinare la casa, tenere la mente occupata insomma.

Anna: Anche per me la chemioterapia. La cosa più brutta che mi sono sentita dire era che andavo incontro alla perdita dei capelli. Era quello che meno accettavo di tutto, mi faceva soffrire troppo l’idea di dover rinunciare alla mia folta chioma. Anche per me la famiglia è stata molto importante sia come sostegno che come distrazione. Ricordo che quando stavo male l’unico rimedio efficace per stare meglio era uscire di casa. Mi armavo di cappellino e con la mia famiglia facevo passeggiate per centri commerciali o in riva al mare. Mi faceva bene respirare quell’aria. Quando non ero abbastanza forte uscivo con la macchina ma per me era comunque di fondamentale importanza non perdere mai il contatto con il mondo esterno. In casa la sofferenza si amplifica. Inoltre con mio marito su Internet mi capitava spesso di leggere a proposito della mia malattia e delle esperienze delle altre donne per essere sempre informata su quello che era necessario fare. Bisogna essere molto equilibrati per sopportare delle fasi tanto difficili. Consiglio alle donne che hanno il mio stesso problema di rivolgersi a centri specializzati nella cura dei tumori poiché sono quelli che si occupano della cura di tutti gli aspetti della malattia, persino dei risvolti psicologici

5.Dal momento in cui viene diagnosticata una tale patologia, qual è l’iter necessario da seguire verso la guarigione?

Carmela: Esami, operazione, l’eventuale asportazione dei linfonodi ascellari per scongiurare il pericolo di metastasi, radioterapia e chemioterapia. La radioterapia non è una pratica invasiva, serve a ripulire la zona interessata dall’intervento perché potrebbe contenere ancora cellule malate.

Anna: In particolare durante l’intervento, una volta asportato il carcinoma, il chirurgo lo analizza per decidere se procedere o meno al cosiddetto svuotamento ascellare, a seconda che si tratti di un tumore maligno o benigno.

6.Quale messaggio vorrebbe trasmettere alle altre donne affinché si intensifichino i processi di prevenzione e di diagnosi precoce del carcinoma alla mammella?

Carmela: La cosa più importante per sconfiggere il tumore al seno è la prevenzione. Si sente spesso dire: dopo i 40. Ma a me la prima volta è successo a 37 anni, per cui non sento di dover consigliare i controlli solo dopo una certa età. Secondo me le donne di tutte le età dovrebbe farsi controllare annualmente. Inoltre mi sento di affermare che qualora si venga colpiti da questa patologia bisogna avere coraggio e pazienza, servono tantissimo.

Anna: La prevenzione è la cosa più importante che mi sento di suggerire. Poi consiglio di affrontare tutto sin da subito, non appena sorge anche un minimo dubbio. Prima si interviene su questa patologia e meno in salita sarà il percorso verso la guarigione. Poi vorrei aggiungere che a scongiurare il rischio di tumore chiaramente incidono in parte una vita equilibrata, vissuta senza troppe emozioni, una corretta alimentazione, in cui si cerchi di evitare fritture e cibi caratterizzati da troppi grassi.

7.Cosa le ha insegnato l’esperienza che l'ha vista protagonista?

Carmela: Tutto. Ho imparato che la vita è bella e che bisogna godersela. Certo ci sono dei momenti brutti ma anche molte soddisfazioni. Ho imparato ad assaporare la vita giorno per giorno. Vivere dei traumi come quello che ho passato io, paradossalmente, ti porta ad avere più cura del tuo corpo e a piacerti di più. L’esperienza che mi ha vista protagonista mi ha certamente dato il coraggio per lanciarmi in nuove sfide.

Anna: La malattia mi ha insegnato ad affrontare la vita con positività, con tenacia e a non lamentarmi troppo quando le cose non vanno come mi piacerebbe. Ora vivo la vita con più serenità e sono più razionale. Ho molta fiducia nella ricerca scientifica.

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