Mercoledì 12 Dicembre 2018
   
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AFFIDO, A CASAMASSIMA VA MORENDO LA SOLIDARIETA'

affido

La cronaca nazionale, nelle ultime settimane, si è contraddistinta per l’insorgere di episodi capaci di sollevare questioni di grande rilevanza per l’Italia tutta poiché legate a storie relative alla sfera intima e privata di ciascun essere umano: quella familiare.

In un momento così particolare si sono svolte, a Casamassima, due giornate di sensibilizzazione (23 e 24 settembre scorsi) per le famiglie, e di promozione della cultura dell’affido. All’incontro pubblico, a Palazzo Monacelle sono intervenuti la psicologa del Consultorio del Comune di Casamassima Maria Dellaccio e i consulenti curatori del progetto “Famiglie in Movimento” Michele Corriero e Franco Ferrara, che hanno chiarito il significato del termine affido specificando però quanto possa essere controproducente strappare i bambini alla propria famiglia quando non se ne abbia una ragione grave e fondata e quanto sia sbagliato considerare l’affido come una specie di scorciatoia da parte di chi non ha figli naturali.

Il 16 settembre scorso, per esempio – e calcando il panorama nazionale – il Tribunale dei minori di Torino aveva sottratto a una coppia la figlia di appena 15 mesi dichiarandola “adottabile” data la tarda età dei genitori. Il padre (70 anni) e la madre (58 anni) si erano appellati contro una sentenza che ha comportato l’allontanamento definitivo della bambina dal nucleo familiare originario. La questione sarebbe però più complicata di come appare a primo acchito poiché, a seguito della sentenza dei giudici torinesi, i magistrati avevano sottolineato l’esistenza di una doppia motivazione per la quale i genitori della piccola erano stati accusati di essere “inadatti” a quel ruolo. Oltre all’ampia risonanza della frase “avere un figlio in età avanzata è un atto di egoismo dannoso per il bambino”, a carico dei due coniugi penderebbero accuse legate a episodi di abbandono perpetrati proprio nei confronti della bambina. La coppia, inoltre, in passato pare sia stata ritenuta inidonea all’adozione per ben due volte. Nonostante ciò, il loro rifiuto a un trattamento psicoterapico, aveva fatto pensare a un atteggiamento “narcisistico, ossessivo e asociale”.

L’affido viene definito come l’allontanamento temporaneo del figlio minorenne dal nucleo familiare che presenta delle fragilità. Per fragilità non si intende necessariamente povertà o presenza all’interno del nucleo familiare di genitori con problemi psichici bensì molto più spesso come incapacità a offrire ai bambini una dimensione privata all’interno della quale prendere coscienza della propria identità e sviluppare il senso delle relazioni mediante elementi in grado di offrire valore aggiunto quali il calore familiare e l’educazione.

Ancora: a pochi giorni di distanza dal primo caso citato, il 19 settembre una dottoressa romana di 57 anni, sposata con un collega, aveva partorito due gemelle riuscendo a coronare un sogno inseguito per tutta la vita. La donna, nell’ultimo disperato tentativo di restare incinta, aveva accettato di sottoporsi a ovodonazione, una tecnica di fecondazione assistita illegale in Italia ma praticata in altri paesi, come per esempio in Spagna. La neomamma aveva però condotto una gravidanza difficile, caratterizzata da continue minacce di aborto e dalla dannosa fusione delle placente delle bimbe per effetto di una trasfusione.

Storie di cronaca di questo tipo puntano i riflettori sul ruolo genitoriale (è giusto? chi ci rimette? si tratta di egoismo?) finendo per assumere una portata nazionale e per delineare situazioni molto delicate legate all’ambito familiare per le quali è necessario ponderare ogni valutazione per evitare di commettere errori di valutazione.

L’affido, inteso come vero e proprio affiancamento della famiglia affidataria a quella originaria, è celebrato come “un’esperienza d’amore totale e gratuito” in cui però è necessario che le due famiglie agiscano parallelamente. La famiglia affidataria dovrebbe infatti assumere sì una funzione sostitutiva ma, è importante ricordarlo, solo temporanea ovvero valida fino al momento in cui la famiglia biologica non abbia recuperato in toto le sue funzioni essenziali.

Per tornare alla nostra comunità. Durante l’incontro a Monacelle si fa riferimento anche a Casamassima, alla sua storia legata agli affidi. Pare sia qui comparsa come pratica nel 1990, quando il paese, all’epoca ancora principalmente rurale, presentava una forte trama sociale e risultava intriso di relazioni di mutuo soccorso. A tale proposito gli esperti del settore hanno segnalato e sottolineato un’inversione di tendenza visto che da qualche anno si denota una contrazione del numero degli affidi pare per una diminuzione della disponibilità all’accoglienza da parte della famiglia affidataria, sempre più consapevole di andare incontro ad un’esperienza estremamente difficile.

“Famiglie in Movimento”, invece, rappresenta metaforicamente un percorso formativo mediante il quale, attraverso l’informazione e la comunicazione, si possa finalmente guardare all’affido come a una pratica positiva per entrambe le famiglie, anche e persino per quella d’origine del bambino. Nato allo scopo di fornire uno strumento di sostegno e di confronto genitoriale, il progetto sta riscuotendo un grande successo e punta a una prospettiva di solidità futura.

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