Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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PRECARI, SI APPROFITTA ANCORA DEI GIOVANI

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In una fase storica segnata da una crisi economica dilagante e da un conseguente stato di smarrimento che colpisce governo, imprese, lavoratori e fasce meno abbienti, ci si aspetterebbe, prima o poi, un nuovo impulso, una spinta rigeneratrice finalizzata a scuotere le coscienze e a orientare tutti gli attori sociali al rinnovamento e all’inversione di tendenza.

Quest’estate è invece stata caratterizzata dal drammatico susseguirsi di episodi legati al mondo del lavoro e a quello dei rapporti interpersonali in cui è sembrato ripetersi lo stesso copione che tanto negli ultimi tempi ci fa parlare di precariato come di una piaga sociale senza via d’uscita e a cui pare impossibile porre rimedio.

A Nord come a Sud i giovani cercano di trovare la propria collocazione nel tessuto sociale. Il problema è che spesso non raggiungono risultati degni di nota e finiscono per accumulare solo tante delusioni. Diplomati o laureati che siano, molti di loro vorrebbero dimostrare, a se stessi come all’ambiente in cui vivono, le loro potenzialità e cercare di far capire una volta per tutte a chi un posto di lavoro lo ha già, che avrebbero anche loro il diritto di sperare in un futuro migliore in cui occupazione e possibilità di crescita professionale non rappresentino più solo un’utopia.

Da una serie di testimonianze raccolte tra giovani di Casamassima si evince invece che molti di loro sarebbero ancora vittime di episodi di precariato legati alla carenza di richieste di lavoro, al lavoro sottopagato, all’assenza di una continuità contrattuale o addirittura – casi limite – all’assenza di un vero e proprio contratto e al lavoro nero. Citiamo solo pochi esempi (con nomi di fantasia).

Sandro, un giovane casamassimese di 25 anni nel periodo estivo sarebbe stato contattato da un ente turistico con sede a Bari per occuparsi dell’accoglienza dei turisti in visita guidata nel barese. Pare essersi subito accorto di una certa ambiguità nel modo in cui venivano gestiti i rapporti con il personale all’interno della struttura in quanto sarebbe stato lasciato sin da subito solo sul posto di lavoro nonostante non gli fosse stata fornita un’adeguata formazione utile a gestire il considerevole flusso di turisti italiani e stranieri in continuo arrivo e nonostante l’assenza di un qualunque riferimento alla retribuzione spettante per le sue prestazioni lavorative.

Lucrezia, una ragazza di 22 anni a metà luglio è stata contattata da un negozio di abbigliamento di un paese limitrofo a Casamassima per lavorare come commessa per un periodo di prova. Le sarebbe stata prospettata la possibilità di un inserimento nell’organico dell’esercizio a partire da settembre ma allo scadere della stagione estiva sarebbe invece stata liquidata dietro pagamento di una somma di denaro molto esigua (una specie di rimborso per le spese di viaggio) per un lavoro svolto a tempo pieno. Le uniche giustificazioni che le sono state fornite sarebbero consistite nel delineare una fase economica complicata in cui è difficile accontentare le esigenze di tutti i giovani che si affacciano sul mondo del lavoro e nel sottolineare la mancata rispondenza della giovane all’esigenza incombente nel negozio di assumere una persona che occupasse un ruolo di responsabilità. Ci si chiede per quale ragione allora il datore di lavoro abbia deciso di prendere in prova una ragazza molto giovane e senza precedenti esperienze nel settore dell’abbigliamento dato che non avrebbe comunque, per ovvi motivi, potuto ricoprire da subito un ruolo di alto livello.

Appare evidente che molti soggetti sappiano abilmente approfittarsi della confusione che negli ultimi tempi si riscontra in ambito tanto nazionale quanto regionale e cittadino per utilizzare gli espedienti a propria disposizione affinché ad essere tutelati siano i propri interessi alle spese di chi invece si illude di aver finalmente trovato un’occupazione grazie alla quale potersi riscattare dal precariato.

Troppi lavoratori scoprono in un secondo momento di essere stati illusi e troppi lavori, soprattutto quelli estivi, sembrano rispondere più a delle strategie “tappabuchi” che a delle concrete possibilità a lungo termine.

Di fronte a una situazione di questo tipo non resta che rifarsi ai modelli positivi talvolta ancora riscontrabili nel mondo del lavoro, ai fenomeni che vanno in controtendenza rispetto alle mode che si sono recentemente diffuse, nell’attesa di un vento di reale cambiamento, tanto nella mentalità quanto nel modo di agire di ognuno di noi.

Commenti  

 
#1 mmmm 2011-09-14 09:35
Andate ad indagare presso un noto centro commerciale locale e scoprirete quanta gente vive sotto i ricatti di questi infami rabbini..
 

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