Domenica 16 Dicembre 2018
   
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COMUNE, SUL BARICENTRO UN ALTRO KO SUI TRIBUTI

il baricentro

Un’altra sconfitta per il Comune di Casamassima all’indomani della sentenza dei giudici della X Commissione tributaria provinciale relativa agli avvisi di accertamento per il pagamento dell’imposta di pubblicità di un triennio.

Il Baricentro non sarebbe “aperto al pubblico” – secondo i giudici che hanno accolto uno dei tanti ricorsi presentati dai commercianti del parco commerciale – perché vi accedono solo possessori di Partita Iva e i commercianti che sanno esattamente, già prima di entrarvi, cosa acquistare. La legge (l’art. 5 del decreto legislativo 507/1993 sulle imposte comunali) prevede che “è soggetta al pagamento dell’imposta la diffusione di messaggi pubblicitari effettuata attraverso forme di comunicazione visive o acustiche (…), in luoghi pubblici o aperti al pubblico”, sicché la comunicazione tabellare presente lungo i viali del Baricentro fungono solo da indicazioni. Questo quanto stabilito dalla sentenza.

Naturalmente l’amministrazione casamassimese (la precedente a quella in carica) aveva tenuto conto di questo aspetto, ma aveva comunque portato avanti il procedimento adducendo che nell’area accedono quotidianamente “un numero indeterminato di persone”, tra le quali fruitori dei servizi bancari, studenti dell’università Lum, consumatori dei bar, clienti dell’albergo e chi necessita dell’ufficio postale. La difesa su questo non ha dubbi: gli istituti di credito sarebbero a disposizione degli operatori interni, il bar rappresenta la mensa dei dipendenti, la posta è ubicata all’ingresso (quindi al di fuori del perimetro “influenzato” dalla cartellonistica), gli studenti non potrebbero comunque acquistare perché privi di Partita Iva. Ecco smontata dall’avvocato difensore e dalla Commissione la tesi dell’amministrazione (sarebbe curioso sapere cosa deciderà di fare l’attuale governo cittadino, dal momento che l’assessore alle Attività produttive è anche uno degli operatori commerciali del Baricentro che hanno fatto ricorso).

Già a inizio febbraio (e ne avevamo dato notizia sulle pagine del settimanale) il Comune aveva subito un altro KO dalla Tributaria per l’incasso della Tarsu fino a quel momento percepita indebitamente. Di seguito quanto pubblicato in quella occasione. Intanto preannunciamo che qualche novità per i contribuenti casamassimesi è in fase di accertamento e ve ne daremo notizia a breve.

A margine, pare che certe aree sottoposte a lottizzazione, dopo un certo numero di anni (solitamente una decina), vengono assimilate alla gestione “pubblica”, il che significa che è il Comune a provvedere alla manutenzione di strade, energia elettrica e servizi simili, e in cambio ottiene il versamento delle imposte. È a carico del lottizzante, invece, la messa in opera dei servizi (per esempio le condotte fognarie). In questo caso, evidentemente, insiste un’eventuale proroga sulla concessione.

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[pubblicato sul settimanale in edicola il 4 febbraio 2011]

Il giudice tributario: tassa non dovuta. Il servizio è svolto da un privato

Il Comune “si appropria indebitamente” della Tarsu de “Il Baricentro”

Se fossimo Striscia la notizia consegneremmo un bel tapiro all’assessore all’Ambiente e all’ente comunale (e non è escluso che non accada): ma non c’è (più) un assessore all’Ambiente che possa rispondere, e la Giunta è evaporata.

Il Comune non dovrebbe chiedere nulla per un servizio che non svolge (in teoria), invece è stato capace di triplicare la tariffa a carico degli operatori commerciali de Il Baricentro, appropriandosi indebitamente per 3 anni di introiti non spettanti. Ma andiamo per ordine.

La legge prevede che se un Comune non raccoglie i rifiuti la tassa non va pagata (o meglio, ridotta). La commissione tributaria, infatti, ha accolto i 41 ricorsi presentati dagli operatori del parco commerciale perché era stata loro triplicata la Tarsu per un servizio concretamente non effettuato: la sentenza ha ridotto del 60% l’importo del tributo di 3 anni: Nel 2008 il Comune applicava agli operatori la tariffa ridotta pari a 0,85 euro per metro quadro (in riferimento a quanto previsto all’art. 59 del decreto legislativo 507/1993), ma non garantiva difatti, alcun servizio: all’interno de Il Baricentro opera un servizio privato di raccolta, smaltimento e riciclo di rifiuti. Non contento, il Comune nel 2009 posiziona 4 cassonetti all’esterno dello stesso parco e decide di triplicare la tariffa. Il danno e la beffa.

L’istruttoria della commissione tributaria ha confermato e dimostrato che gli oltre 100 cassonetti presenti all’interno de Il Baricentro, sono di proprietà privata e non comunale, nonostante tutto il giudice ha riportato la tariffa ai minimi (seppur per un servizio non effettuato: beneficienza?). Considerazione ulteriore: la norma prevede l’esenzione nel caso in cui venga dimostrato l’avvio al riciclo dei servizi prodotti, e che probabilmente sarà motivo d’appello alla sentenza. Una tassa inutile da una parte e un introito in assenza del quale i bilanci del Comune si fanno “impegnativi”.

Scavando nella storia dell’insediamento commerciale e residenziale de Il Baricentro e Il Barialto, però, molte circostanze simili potrebbero venire alla luce. La costruzione della rete fognaria in tutta l’area, per esempio, opera pubblica, potrebbe rivelarsi un altro grosso buco nero dell’amministrazione comunale.

Commenti  

 
#1 Teresa 2011-09-02 15:14
A questo punto, il comune potrebbe risolvere, rilasciando la licenza a vendere al dettaglio, alla miriade di commercianti del baricentro che la richiedono, a cui viene negata da anni...in maniera tale da poter vincere il ricorso ????
Tanti di loro vogliono vendere al dettaglio e non possono.
Tanti di loro, danno lavoro a ragazzi casamassimesi, ricordiamocelo, e aiutarli, potrebbe portare una ventata di lavoro nuovo ai ragazzi casamassimesi.
 

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