Domenica 16 Dicembre 2018
   
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LA CRISI DELL'ANGURIA COLPISCE ANCHE CASAMASSIMA

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Ultima protagonista, ma solo in ordine di tempo, della crisi agricola che stiamo attraversando, è il frutto dell’estate per eccellenza: l’anguria. Molti di noi saranno sicuramente ben lieti di andare a fare la spesa nei supermercati e dai fruttivendoli del paese e comprare un’anguria a 1 euro, cioè 5 centesimi al chilo, o forse anche meno, senza però chiedersi il perché di tanta generosità.

La risposta è molto semplice e sempre la stessa, sia che si chieda a un semplice commerciante sia che si parli direttamente con un produttore. Il maltempo dei mesi scorsi ha provocato danni non indifferenti ai campi, non solo a Casamassima ma anche a Mola, Polignano, Monopoli e Conversano, paesi nei quali si produce gran parte delle angurie per il circondario e paesi dai quali dovrebbero arrivare le angurie che finiscono sulle nostre tavole. Dovrebbero, perché in realtà molto spesso non è così.

Molti dei campi che avrebbero dovuto dare questo frutto tanto zuccherino sono andati distrutti e quindi sono rimasti incolti; i produttori che hanno invece deciso di andare avanti con la produzione hanno dovuto sostenere ingenti spese per vedere ora il loro prodotto acquistato a pochissimi centesimi al chilo, tanto da non riuscire neanche a coprire le spese alle quali hanno dovuto far fronte. Le nostre angurie vengono inoltre generalmente esportate nei paesi dell’Europa che quest’anno però, sempre a causa del maltempo, non è stato possibile raggiungere, lasciando quindi una grande quantità di prodotto invenduto.

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Dunque le angurie, così come tanti altri prodotti che ogni giorno abbiamo sulle nostre tavole non provengono da campagne così vicine a noi come dovrebbe essere, ma spesso sono il risultato di importazioni da paesi del Mediterraneo, primo fra tutte la Grecia. Ecco svelato il motivo per cui all’inizio della stagione estiva il prezzo al chilo dell’anguria era anche di 25 centesimi, mentre ora quasi ce le regalano. I commercianti stessi, alla domanda “Da dove provengono queste angurie?” rispondono “Dalla Grecia, perché le paghiamo meno di quanto ci costano quelle locali e su ogni chilo riusciamo a guadagnare qualche centesimo in più”. Ecco allora che i produttori si ribellano dicendo che, ovviamente, non vale la pena raccogliere spendendo 10 centesimi al chilo e rivenderle alla metà, e si preferisce lasciare le angurie nei campi aspettando che si secchino per poterle poi schiacciare con i trattori e utilizzarle come concime per le semine successive, riuscendo così almeno a risparmiare sui fertilizzanti.

Eppure per il consumo che si fa in estate di questo prodotto, che ci aiuta anche a combattere le alte temperature, dovrebbe essere questo il periodo di maggior produzione e vendita, ancora meglio se lo si coltiva e lo si raccoglie a non più di 20 chilometri da noi. Ma purtroppo non si è disposti a dare al produttore il giusto riconoscimento, in termini di denaro, tanto che gli stessi preferiscono lasciarle seccare piuttosto che venderle e ricavarci quasi niente, non essendo neanche conveniente l’idea di raccoglierle e buttarle perché paradossalmente, anche così facendo bisognerebbe sostenere ulteriori spese che non verrebbero ‘coperte’.

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