Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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QUOTE ROSA, È LEGGE. ENTRO IL 2015 UNA SU CINQUE CE LA FARÀ

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Da martedì scorso le società quotate in Borsa e quelle a partecipazione pubblica dovranno far spazio, nei loro vertici, alle donne: a partire dal 2012 un quinto dei componenti dei consigli di amministrazione (il 20% dunque) dovrà “colorarsi di rosa”; nel 2015 poi la percentuale salirà al 33% (uno su tre).

La legge, che introduce un intervallo di discontinuità rispetto al passato, è il risultato di una convergenza parlamentare ampia (438 hanno votato Sì, 27 No e in 64 si sono astenuti) e prevede sanzioni che vanno, all’inizio con un semplice richiamo, successivamente con una sanzione pecuniaria, infine con la decadenza del cda o dell’organismo di controllo. Per essere precisi, se le quote rosa non saranno rispettate la Consob invierà una diffida alla società chiedendo di mettersi in regola entro 4 mesi. Se l’azienda persisterà si potrebbe arrivare alla multa (si parla di cifre che oscillano tra i 100mila euro al milione di euro per i cda e dai 20mila ai 200mila per i collegi sindacali).

A Casamassima, per guardare più direttamente al nostro territorio, uno degli ultimi sindaci è stato una donna (Paola Susca Bonerba, eletta per due mandati), ma la presenza femminile scarseggia. L’ultima tornata elettorale ha visto protagonista della scena una donna, Maria Santa Montanaro, eletta in Consiglio, e che il sindaco Birardi ha voluto in giunta affidandole proprio le Pari opportunità (oltre alle Politiche sociali e giovanili), un inedito politico per la cittadina.

Rispetto al risultato elettorale, che ha visto l’elezione, appunto, di una sola donna, non sarà possibile istituire la Commissione Pari opportunità, che secondo quanto disposto dall'art. 72 dello Statuto comunale, è previsto l'obbligo dell'istituzione della commissione all'inizio di ogni tornata amministrativa e che la stessa sia formata dalle donne presenti in ciascun gruppo. Nessuna commissione dunque, perché non ci sono donne in Consiglio.

È proprio Maria Santa Montanaro che abbiamo sentito, insieme a Mariella Forleo, promotrice e forte sostenitrice della Commissione Pari opportunità della precedente amministrazione De Tommaso.

Dal 2012 al femminile un posto su 5, dal 2015 1 su 3. Cosa ne pensa?

Montanaro: Premesso che ritengo sia sconfortante il fatto che si sia arrivati a dover approvare una legge che garantisca il rispetto della presenza femminile nelle società e in politica, dato che ritengo che le donne abbiano tutte le caratteristiche per poter emergere socialmente e politicamente in modo naturale senza dover ricorrere a una legge che ne imponga percentuali o quote.

D'altro  canto, ritengo che se si è arrivati a dover approvare una legge è dato dal fatto che spesso le donne sono vittime di discriminazione, spesso non viene data la possibilità di emergere.

Le cosiddette quote oggi si rendono necessarie per cercare di accelerare un processo di reale raggiungimento della parità tra uomini e donne, la legge rappresenta un passo in avanti verso la parità e permette finalmente di aprire le porte della dirigenza di amministrazioni e società alle donne di talento che fino ad oggi sono state escluse. Ora tocca a noi mostrare le nostre capacità, il nostro talento la determinazione e l'impegno costante  nello svolgimento del ruolo pubblico amministrativo o istituzionale che sia, per poter arrivare, chissà, nel prossimo futuro con una presenza di donne a anche maggiore delle quote imposte in maniera naturale senza alcuna forzatura.

Forleo: Con l’approvazione del disegno di legge si inizia la costruzione di un percorso virtuoso che produrrà i suoi effetti nel 2015, quando andrà a regime. È, naturalmente, un passo molto importante che avvicina il nostro paese all’Europa e tenta di realizzare la parità di genere in un settore fondamentale per lo sviluppo democratico della nostra economia. Non è un caso, infatti, che la più alta presenza di donne nei luoghi dove si decide e si conta davvero si riscontra nei paesi dove il livello qualitativo della reale democrazia è molto alto e si basa sulla piena uguaglianza di diritti e la piena rappresentanza nelle cariche elettive di donne e uomini.

È, quindi, una questione di democrazia compiuta, ma è anche e soprattutto una questione culturale che bisogna affrontare concretamente, innescando meccanismi in grado di capovolgere una mentalità fuori luogo e fuori tempo.

Ben vengano, quindi, le tanto odiate quote rosa, se sono solo un mezzo temporaneo per rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena realizzazione delle Pari ppportunità e se sono da stimolo alla realizzazione di quel cambiamento da tutti invocato e non ancora realizzato.


Per chi non rispetterà le quote multe salate e decadenza degli amministratori: è una soluzione?

Montanaro: Per quanto riguarda le sanzioni e la decadenza delle amministrazioni per il mancato rispetto della legge, a oggi sembrerebbe la soluzione migliore per garantirne il reale rispetto. L'Italia è il paese dove meno donne lavorano e raggiungono posizioni di leadership e i motivi sono molteplici, molti tra questi sono culturali.

Per cambiare cultura e tradizioni si rendono necessari strumenti forti, come appunto le cosiddette "quote rosa",  un metodo secondo me temporaneo per poter giungere a un cambiamento.

Forleo: Le sanzioni rappresentano il controllo dell’attuazione delle norme e andrebbero applicate rigorosamente affinché non si inneschi, ancora una volta, la consuetudine che tutto ciò che riguarda le Pari opportunità non abbia carattere cogente e siano solo delle indicazioni discrezionali.


La legge vale per le SPA e le pubbliche, a Casamassima una sola donna tra giunta e consiglio: come si può fare per coinvolgere più donne nella vita politica?

Montanaro: L'augurio è che la nuova legge possa essere uno spunto per aprire la società a una riflessione per giungere a una maggiore meritocrazia e maggiore benessere per tutti.

Forleo: La situazione di Casamassima è davvero sbalorditiva: una sola donna eletta e nominata in Giunta, quindi nessuna donna in Consiglio comunale. Questo paese, purtroppo, e lo dico con profonda amarezza, sta vivendo un momento particolarmente involutivo a livello di democrazia.

Le donne, che erano comunque presenti nelle liste (quasi il 70% in SEL) non sono state suffragate abbastanza per essere elette nel Consiglio comunale.

La gente non vota, in generale, seguendo criteri di merito o di orientamento politico, ma rispondendo con benevolenza a logiche di scambio che vedono le solite promesse (posti di lavoro, buoni benzina, buoni pasto, ricambio di favori ecc.) ricevere maggior consenso. È logico, quindi, che a essere penalizzate siano le donne che per la maggior parte non sono inclini a questi metodi, anche perché avrebbero poco da promettere visto che non ricoprono ruoli di vertice o comunque importanti.

Quello che colpisce maggiormente è che vi è una totale discrasia tra la mentalità che molte donne casamassimesi mostrano rispetto alle Pari opportunità in politica e il loro effettivo comportamento. Le peggiori detrattrici delle pari opportunità sono le donne stesse che, evidentemente, non credono né nelle loro capacità, né in quelle delle altre donne e che pur essendo oltre la metà dell’elettorato continuano a votare gli uomini quando potrebbero, tranquillamente, eleggere la maggior parte di donne alla guida del paese.

Quello che risulta strano è che noi donne continuiamo a pretendere che amministratori uomini, eletti da noi stesse, si occupino di asili nido, di scuola, di servizi sociali. Perché delegare se siamo noi che ci occupiamo, in maniera prevalente, dei figli, degli anziani, della casa? Inoltre, su noi donne grava il peso della crisi economica e sulle nostre spalle i disagi a essa legati e siamo sempre noi che risolviamo i problemi della quotidianità.

La verità è che ci indigniamo a sentir parlare di quote rosa, ritenendole discriminanti e offensive, pensiamo che i problemi delle donne siano ormai risolti e sorpassati, crediamo che sia possibile essere trattate per i nostri meriti, le nostre capacità, le nostre peculiarità, il nostro impegno e il nostro valore, ma, ancora una volta, stiamo sognando ad occhi aperti!

Lasciatevelo dire da chi ha smesso da tempo di sognare ad occhi aperti e non si arrende, ma continua e continuerà a lavorare per il cambiamento. Se non ora, quando?

Commenti  

 
#5 Venere 2011-07-06 16:45
Le donne sono persone con intelligenza e capacità e, se queste loro qualità le sanno mettere in atto, riescono a conquistare fiducia e consensi.A proposito di Commissione Pari Opportunità, la si costituisca ugualmente con la componente maschile e con la componente femminile esterna: coinvolgiamo anche chi non fa politica, abbiamo donne preparate e competenti nella nostra Comunità.
Purchè si riesca a mettere su un regolamento per il funzionamento di questa commissione!
 
 
#4 francesco 2011-07-06 10:05
ma che leggi sono !!!!!sono solo ston...zate
I posti di potere dovrebbero essere assegnate in base ai meriti e alle capacita' delle persono che siano esse si sesso maschile o femminile.
se io fossi donna sarei indignata da questa ricerca spasmodica molto spesso tortuosa e goffa di proteggere il gentil sesso!!!!
Per la politica poi c'e tutto un discorso da affrontare che riquarda la partecipazione e la rapresentazione del popolo che sono argomenti che non possono essere imprigionati nelle quote rosa.
IO sarei piu' propenso in un impegno piu' forte e piu' importante delle donne nelle segreterie di partito o nei posti di comando del partito per far nascere e crescere una nuova classe dirigente femminile che si INPADRONISCA della vita politica per propri merii non per paletti di legge.
 
 
#3 miki 2011-07-06 06:44
io ho votato un uomo senza avere alcunchè,perchè voi del SEL non avete candidato alla carica di Sindaco una donna? avreste avuto la certezza di mandarla in consiglio.. ma vi siete affidati/e (dato che il 70% della Vs lista era composta da donne) ad un uomo!! è facile parlare
 
 
#2 TIMIDO 2011-07-05 13:19
Creare una legge apposita, affinchè le donne abbiano un' adeguata rappresentanza in consiglio, non solo è sbagliato, ma non rende giustizia alla donna in se.
Se si vuol essere eletti bisogna avere il suffragio popolare, altrimenti si rimane fuori.
Non capisco perchè creare questa discriminante nei confronti dell'altro sesso.
 
 
#1 Curioso 2011-07-05 10:28
Ritengo che per le donne non sia un onore assicurarsi una poltrona solo per una disposizione di legge!!! A volte si esagera con la tutela e si prevaricano i diritti di altre persone!!! Garantire l'accesso in Consiglio ad un determinato numero di donne solo per il loro sesso certamente prevaricherà il diritto di qualche maschietto che ha ottenuto un risultato elettorale migliore in beffa alla volontà espressa dall'elettorato!!!
 

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